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| S.T. di aldo feroce commento di aerre |
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Un ritratto dai cromatismo forti, intensi ma estremamente bilanciati e soprattutto veri in cui si rappresenta parte del carattere stesso di una umanità complessa, articolata estremamente variegata.
Splendido quel portone di legno turchese in dialogo con i puois del velo, che stacca il soggetto e si fa quinta uniforme contro cui contraltare il gioco delle cromie di nero, gialli, rossi e biacchi.
Un’immagine piacevolmente vera, nell’espressività luminosa degli occhi e del sorriso contenuto, che ci rimanda ad un universo umano quotidiano e concreto.
Garbata anche la composizione che sbilancia di poco il soggetto sulla destra e lascia il giusto spazio al movimento del velo che aggiunge un moderato dinamismo al ritratto, facendoci sentire la lievissima inclinazione dell’asse del viso.
Aerre  |
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| Josee di nellodominat commento di aerre |
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Inquadratura interessantissima con questa generosa sbollatura che accoppiata alla forte deformazione prospettica e alla ripresa dal basso imprime un fascino incredibilmente dinamico alla composizione.
La posa della modella è perfettamente concorde alla dinamica d'insieme e la composizoine ne inquadra le linee di forza all'interno dell'ordito strutturale del fotogramma: guardo cioè alla ricerca delle diagonali nel comporre la figura all'interno del campo rettangolare tenendo conto dell'inclinazione del busto e delle gambe.
Cromie anche queste interessanti, leggermente acide e desaturate, concordi all'atmosfera ricreata.
Non mi fa impazzire il taglio basso che pela lo stivale.
L'immagine manca un pò di definizione, ..forse a causa della compressione.
Aerre  |
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| Bianco e Nero di dibbio commento di aerre |
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Ha un piacevole carattere di immediatezza questo ritratto, che nell'espressione fresca e solare della splendida modella, ....si fa perdonare una leggerissima affettazione nella posa.
Il ritratto si mantiene invece spontaneo: nella semplicità del vestito, le cui cromie dialogano con il gradiente "bianco/nero" dello sfondo, come nel sorriso schietto ed ampio o negli stessi semplici complementi del bracciale e dell'orologio.
Gli elementi di disturbo dello sfondo ci riportano ad una dimensione quasi domestica; come di un ritratto improvvisato ad un'amica cioè, ...però li avrei evitati.
Bella la composizione verticale con quei tagli sopra e sotto che avvicinano la modella e le fanno acquisire sostanza e presenza. Forse avrei reso più marcato il taglio basso.
Fondamentale nella figuratività d'insieme quella mano sfuocata sullo sfondo che completa la composizione.
Aerre  |
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| sofferenza di aldo feroce commento di aerre |
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Un ritratto di grande, grandissima potenza espressiva sostenuta da un bianco nero altrettanto potente, forte e di impatto.
Sceglie il campo quadrato Aldo, e condensa tutta la nostra attenzione sulla fisicità forte e dilaniata del viso e la sua espressione di dolore che letteralmente “urla”.
Non rimpiango l’assenza di tracce figurative, se non nelle note dell’autore, dell’origine di questo “urlo” sofferto. Perchè in fondo il nucleo narrativo ed emozionale di questo ritratto sta tutto in una espressione in sè e di sè, da parte di una fisicità lacerata e contratta, di una sofferenza che scuote le membra e trasfigura il viso in una maschera tesa e scavata, e che in qualche modo trascende i margini della sua stessa contingenza facendosi immagine “della” sofferenza e “del” dolore.
In questo senso il campo quadrato appare come scelta consapevole di isolare l’ idea della “sofferenza” dal suo contesto di “fatica” che si condensa nella contrazione del viso, ...in quell’urlo lungo e tirato, nel buio di una sguardo annegato nell’apice di un dolore che segna e scava il corpo ma anche l’anima.
Intelligente composizione questa, che affida poi ad un calibrato svolgimento diagonale dell’ordito figurativo, tutta la forza e la potenza di quella tensione che dalle spalle si libera in uno slancio dinamico e sofferto nell’espressività del volto.
Bianco nero duro, ...contrastato e perfettamente coerente con l’atmosfera di tensione che s’emana dallo scatto: i neri sono pieni, a tratti solidi, ...scavano, incidono ombre profonde in un contraltare rapido e nervoso di bianchi.
Vero, ...peccato che il nero dei capelli si perda sullo sfondo, ma la fascia di stoffa intrecciata come un turbante ha la forza di rievocare fin quasi a completarlo, il disegno dell’intero capo.
Nota di bianco importante questa nell’impaginato chiaroscurale d’insieme: sottolinea l’inclinazione del capo secondo quell’ordito diagonale e con il suo squillo tonale viene percepito con un “peso” che preme, ...spinge in basso ed accentua la fatica e la sofferenza.
Aerre  |
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| Pink - la serie di Val commento di aerre |
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Si respira, forte, in ciascuna di queste immagini il senso di un isolato abbandono consapevole e muto.
C’è il sapore di una rinuncia suggerita dall’incomunicabilità di una dimensione personale che è suggerita dalla cornetta, che lega come filo conduttore, in modo più o meno visibile, le immagini.
Ciascuna declina poi diversamente e con sfumature diverse, il senso di questa alienazione: se nella prima il nostro Pink scruta il vuoto di un televisore spento che gli rimanda l’abisso della sua interiorità, nella seconda dorme troppo vicino ad un telefono staccato e a giornali che, nel giacere per terra appaiono “carta” senza più anima, esattamente come lo è una cornetta fuori posto.
Forse l’espressione di lui non ha quel pathos sofferto che ci si aspetterebbe e torna una sorta di consapevole accettazione più che di lacerante condizione d’essere.
Espressione di non–comunicazione comunque di un mondo interiore che si fa piccolo e costretto entro un angolo come nel caso della seconda o compresso contro un muro che ribalza il silenzio del proprio sonno come nella terza: sonno che è qui, più che nella seconda, espressione di sospensione, o il suo disperato tentativo, dei pensieri e delle emozioni.
La posa è meno rilassata, si avverte più tensione cui contribuisce la deformazione prospettica. Peccato per il braccio tagliato in basso.
Torna qui la cornetta fuori posto, ma torna la poltrona che dai salotti, teatro della socialità, si è materializzata in questo angolo di esistenza isolata, contro un muro indifferente dove neanche il televisore spento (che non c’è infatti) pare darle una ragion d’essere.
Implode poi questo mondo, nella quarta.
C’è sempre la cornetta (piccola sullo sfondo, forse troppo), ma tutto si è azzerato in questa zoomata rasoterra che pare accentuare il senso di un abbandono che è fisico e psicologico insieme.
Pare pesare come piombo questa atmosfera, ...che sentiamo qui nella pressione delle dita scivolate sul bordo del posacenere inclinato, e tutto pare addensarsi di un senso di ineluttabilità come scelta consapevole.
C’è rinuncia e c’è attesa di qualcosa che non arriverà.
Infinita e sospesa, nel tempo del cuore e della mente.
Aerre  |
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| Illuminata di alinopaneevino commento di aerre |
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Benvenuto nel Forum.
Molto bello ed espressivo questo ritratto.
La densità nera e indefinita del “vuoto” figurativo non soltanto avvolge e fa da sfondo, ma letteralmente pare compenetrarsi con il corpo della modella, restituendoci il senso di un emergere dal folto di questo buio,che è emozionale oltre che fisico e reale.
Pare che la modella stia respirando ad occhi chiusi il calore della luce che la trae dall’ombra, ...quasi sentisse l’urgenza e la forza di emozioni che risalgono in superficie, dal profondo del proprio orizzonte emozionale.
Accenti di forte suggestione evocativa, dunque, per un uso della luce intenso e drammatico che forse però avrei ammorbidito un filo, diffondendola poco di più, per smorzare quelle tracce di bianco pericolosamente vicine all’estremo di gamma e rendere più morbidi i gradienti di grigio .
Corretta la composizione all’interno del campo verticale con lo sbilanciamento della figura sulla sinistra ed il giusto peso “figurativo” dato a quello spazio vuoto che si relaziona con il viso.
Aerre  |
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| Il Boss di Max Pizzo commento di aerre |
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Intenso e bellissimo questo ritratto che si condensa nell’espressività del piccolo.
Ha il sapore di una maturità precoce, in bilico tra il gioco e la strada e che ha tinto il viso di una severa aria di sfida e insieme di una certa curiosità stupita e sospesa, nel gesto infantile che porta l’arma giocattolo alla bocca.
Composizione attenta a sostenere e sottolineare questa forte espressività. Il busto del piccolo è leggermente sbilanciato a sinistra per assecondare con l’inclinazione della testa la gestualità della mano, eppure ... interviene quel sapiente taglio, generoso, sulla destra a riportare l’asse del viso al centro del fotogramma, imperniando così tutto il ritratto sullo sguardo e isolando al tempo stesso il gesto della mano.
Ci scrutano dal folto dell’ombra del cappuccio, quegli occhi di impenetrabile nerezza, interrogano e si interrogano, ...con un piglio provocatorio che strappa un sorriso di tenerezza perchè reso ancora più forte dal contrasto con quel gesto di disarmata semplicità, che da solo pare rievocare un intero universo infantile e spontaneo di giochi, storie inventate e giocattoli che prima o poi finiscono sempre tra le labbra.
Bianco nero gestito con cura nella gamma piacevolmente sbilanciata sui ritmi più scuri dell’intervallo, resi vibranti da poche tracce di bianco squillante.
Le ombre che danno sostanza e volume sono piene, dense, ma sempre leggibili; piacevolissimi i gradienti di grigio scuro che definiscono il tono dell’incarnato e del giubbotto; preziosi i rari tocchi di bianco, come nella camicia, nelle cornee e lungo il bordo del cappuccio a contrastare e rendere spesso l’ordito del chiaroscuro.
Notevole lo sfondo, piacevolmente sfuocato, con un funzionale digradare del chiaroscuro, dal nero dell’angolo sinistro in alto al grigio chiaro e al bianco più in basso, che fa staccare il soggetto, conferendogli un’incredibile presenza fisica e concreta.
Aerre  |
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| freddo/caldo di mog commento di aerre |
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E’ un’immagine di grande delicatezza e di travaglio dell’anima questo abbraccio di sè che ha il sapore di un ripiegamento intimo e personale, ...di una ricerca sentita e solitaria tra le pieghe del proprio tessuto emozionale.
E lo sentiamo forte ...questo abbraccio, ...nel calore della posa raccolta, ...nella gestualità delle dita che stringono forte, ...nell’implodere della composizione che pare raccogliersi sulla modella.
Sceglie un taglio quadrato, la nostra Mog e sottolinea la tensione ed il carattere centripeto di questo ripiegamento.
.....Forse, proprio in questo caso, avrei svolto fino in fondo la logica della costruzione alla ricerca di una prospettiva perfettamente centrale, sia nel rapporto tra la modella ed il disegno di luce per terra, sia della modella rispetto all’asse del fotogramma.
Poco cambia, comunque.
Resta il fascino di questo light painting che pare, a dispetto della dinamica centripeta di quel ripiegamento, dare sostanza e forma ad un emanarsi denso e lento, a partire dal corpo della modella, di un flusso emotivo che si fa ora luce nebulosa che avvolge e carezza., ora luce tagliente che pare disegnare e definire il “reticolo” esistenziale stesso del soggetto.
Questa luce avvolge, carezza, disegna, balugina e pare proiettare all’esterno il contenuto di quel ripiegamento interiore, sotto forma di sostanza nuova, indefinita e impalpabile che s’emana e filtra da quell’abbraccio e che, nella fisicità del corpo della ragazza, trova il suo nucleo vitale.
Piacevoli, piacevolissime, le cromie di rosa ambrati che unificano le fila della composizione, dallo sfondo nebuloso di luce, all’incarnato, ai capelli, ...al pavimento, a dispetto delle sue brutte mattonelle.
Una tavolozza calda che ci restituisce tutto il senso di quest’atmosfera intima, resa a tratti fresca e nervosa da tracce di grigio e pallide eco di azzurri. Piacevoli contrappunti questi che ben si adattano alla natura mutevole e imprevedibile del nostro immaginario emozionale.
Aerre  |
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| dopo la battaglia di quentin commento di aerre |
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Un controluce splendido e gestito con sapienza, capace di restituire l’atmosfera sofferta di una dimensione lirica, personalissima e di struggente ripiegamento interiore.
E’ palcoscenico dell’isolamento di un’anima questo scenario degradato, abbandonato e alienato.
E’ il teatro di una battaglia appena compiuta e della quale resta un’eco nel nuvolone di polvere illuminato dalla luce che filtra dalla finestra.
....Non ci è dato di sapere l’esito di questa battaglia, ma resta comunque l’abbandono disarmato del soggetto che ci pare incarni la figura del vincitore e del vinto.
Questo resta delle battaglie combattute contro se stessi ed i propri fantasmi, più che contro nemici immaginari o reali che siano: l’inconsistenza di una nuvola di polvere che s’alza quando più forte battiamo i piedi e che si fa metafora di una disperazione muta che stringe come una morsa il cuore.
E’ il segno di un’impotenza disarmata che in questo scenario, che ci parla di un abisso emozionale e fisico, consuma e reitera lo sforzo vano di una”battaglia” che, appunto, non avrà mai né un vincitore né un vinto e che ci porterà sempre più indietro, sempre più distanti da quel mondo irraggiungibile che è, però ...proprio lì, a due passi, oltre il diaframma di una finestra che ce ne regala di riflesso la luce.
La composizione è attenta a ricreare il senso di questa atmosfera.
L’inquadratura è ampia ad inquadrare quella porzione di muro sulla destra che pare consapevolmente definire ed isolare l’ambiente nel quale si trova il soggetto e che si fa spazio esistenziale privato.
Non soltanto asseconda il margine destro del fotogramma, ma quel lembo di muro irregolare cioè inquadra, definendolo, lo spazio emozionale e fisico ove si è consumata la “battaglia” e si fa spartiacque che lo separa dal nostro spazio, sottolineandone ancora di più il carattere intimo e privato.
Due elementi soltanto definiscono il contenuto di questo spazio : il ragazzo con la mimetica e la pistola (credo) nella mano e la finestra che spalanca la prospettiva su di un mondo di luce così dissonante con la solitudine che respiriamo all’interno.
Ed è in questo rapporto figurativo ed emozionale, tra la finestra ed il ragazzo, ...tra la luce del “fuori” e l’abisso del “dentro” che si consuma la struggente poetica dello scatto.
Aerre  |
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| Therese una donna coraggiosa di marcopavani commento di aerre |
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Un ritratto splendido, che ci affascina e commuove per l’immagine di una umanità di disarmante verità, raccontata, come sempre negli scatti del nostro Marco, con immediatezza e semplicità.
Ha uno sguardo dolcissimo Therese, ma paiono distanti mille ricordi indietro quegli occhi: fuori campo, sfuggenti sopra il lieve sorriso, quasi condensassero i ritmi di una vita intera.
La forza del ritratto trovo che stia tutta in quell’espressività del volto così in precario equilibrio tra una Therese fisica, concreta ed in posa, ...ed un’altra lontana, rapita oltre la cortina di quello sguardo nostalgico, immersa in un’atmosfera sospesa di liricità inviolabile.
Sorride Therese, in posa di fronte l’obiettivo, ma il suo è un sorriso dell’anima; della consapevolezza serena quanto "coraggiosa", appunto, di un presente in bilico tra disarmate nostalgie e speranze per il futuro.
E la composizione pare accostarsi con estrema delicatezza a questo universo umano così personale, attraverso una studiata semplicità.
La figura è sbilanciata da un lato, ....ma di poco; appena lo spazio necessario, insieme alla lievissima inclinazione del volto, a suggerire una leggera quanto impercettibile movenza, affrancando il ritratto dal pericolo di staticità.
“Gesti” minimi però, sussurrati, come la leggerissima inclinazione della linea delle spalle, coerenti cioè con quell’espressività pacata e serena.
Semplicità che leggiamo anche nel minimalismo figurativo del rapporto tra il soggetto e lo sfondo: solo la grumosa superficie di un intonaco di terra fa da quinta facendo staccare con efficacia l’incarnato scuro, incorniciato dall’esuberanza grafica e nitida del disegno bianco/nero del foulard e del vestito.
Bianco nero splendido nella resa dei toni scuri dell’incarnato, con ombre dense, “corpose” eppure morbide e incredibilmente ricche di dettaglio, nella resa grafica della texture bicromatica con neri che lasciano ancora intravedere le trame e bianchi perfettamente controllati persino nell’insidioso carattere del foulard di raso.
Aerre  |
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| S.T. di aldo feroce commento di aerre |
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Un gran bel ritratto dall’espressività intensa e potente.
Una vita intera che pare di secoli s’emana dal volto di questo espressivo signore; mille ed una storie di lavoro ..di quotidiane battaglie con la natura amica, di viaggi e di antica saggezza, attraversano come un lampo quello sguardo tagliente e denso, e paiono riflettersi nelle ciocche dei capelli scompigliati, nel ghigno incuriosito del labbro, nella fronte corrugata e la pelle scavata, ...svelando insieme un carattere nervoso e ribelle, ...quanto fiero.
Bellissima la composizione all’interno del campo verticale: il soggetto è sbilanciato sulla destra e complice il generoso taglio al livello della spalla, pare irrompere all’interno del fotogramma compiendo una rotazione improvvisa che scuote e ed apre a ventaglio le lunghe ciocche di capelli.
Un movimento che è accentuato sia dall’atteggiamento del busto leggermente proteso in avanti sia dal provvidenziale paletto di legno sullo sfondo che ne replica e rafforza l’inclinazione.
Ne deriva una dinamica di forte tensione che conferisce spazialità allo scatto ma anche un carattere di presenza fisica e reale al soggetto che pare materializzarsi con una concretezza ed immediatezza incredibili.
Il bianco nero è notevole così come la distribuzione dell’ordito chiaroscurale che permette al soggetto di staccare ed acquisire solidità tridimensionale.
Tutti i toni medi infatti sono distribuiti lungo una fascia diagonale, segnata dal movimento dei capelli, che dall’angolo in basso a sinistra culmina nell’incarnato contrastato del volto e compresa tra due zone molto scure: in alto lo sfondo indistinto della vegetazione, in basso e sempre con un andamento diagonale il nero del giubbotto.
Bianco nero duro, grafico, contrastato, e perfettamente coerente con la ruvida atmosfera rievocata.
La gamma dinamica è sbilanciata sui toni più scuri: pochissimi ma fondamentali punti di bianco che guizzano con piglio grafico sui capelli, la barba ed accendono di luminosità l’incarnato del viso e neri profondi e profondissimi, ma sempre leggibili e piacevolmente alternati a rapide “pennellate” di toni più chiari.
Aerre  |
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| Algoritmo mattutino di gred commento di aerre |
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Incanta l'eleganza e la classe di questo controluce intimo, personale e di grande, grandissima delicatezza.
C'è tutto un universo femminile che pare rievocarsi in questo equilibrio instabile e vibrante tra fisicità ed evanescenza, che ha tutto il sapore di un processo lirico, ...personalissimo e interiore di ...come dire ...di "riacquisizione" di sè.
La studiata staticità della posa raccolta pare figurare un momento di riflessione, un risalire interiore la scala dei propri ritmi emozionali per poter ricominciare.
...."Staticità" come preludio del "movimento" quindi, ...pausa necessaria di un riprogrammarsi a tratti sofferto, struggente e denso di incognite.
Suggestiona, ...suggestiona forte questo "stare" dell'elegante figura colta di spalle, contro un bianco indifferente e assoluto, e carezzata da quel velo sottile e diafano, ...trasparente confine tra l'interiorità del soggetto e l'"oltre" indefinito cui si deve comunque dare risposta.
Bellissima la scelta del campo quadrato che percettivamente non predilige direzioni in questa o quella direzione e che aiuta a sottolineare il carattere indifferente di quell'oltre che avvolge la figura oltre la sottile "pelle" del velo.
...Ma la centralità del quadrato è sconfessata dalla sapiente scelta di sbilanciare la figura a sinistra: di poco, ...ma è quel poco che crea tensione, che crea dinamismo e suggerisce quel "movimento" che la staticità della posa anticipa.
La soluzione è lì ormai, ...a due passi.
Bella, ...bellissima silhouette che nulla concede alla facile chiusura delle ombre, così che anzichè sagoma, la figura acquisti sostanza ed immediatezza.
Complimenti Daniela, ...complimenti davvero.
Aerre  |
| | ![Braccio rotto [splatter finto] immagine schifosa sconsigliat Braccio rotto [splatter finto] immagine schifosa sconsigliat](album_thumbnail.php?pic_id=243026&sid=e6ffe0b23d43c493ac3f911081bcd46e) |
| Braccio rotto [splatter finto] immagine schifosa sconsigliat di Design commento di aerre |
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Efficae e ben realizzata.
Ci sono solo due cosine che non mi convincono del tutto.
La prima è una certa dissonanza tra la nitidezza dello spruzzo e quella dell'avambraccio.
La seconda è una discrepanza "temporale". Mi spiego ...ora non so come zampilla il sangue in casi del genere ....e francamente posso anche vivere senza saperlo, ....ma il momento in cui avviene l'esplosione di questo fiotto di sangue non può rientrare nello stesso flash narrativo del braccio mozzato che giace per terra e che appartiene ad un momento abbondantemente successivo.
A rigor di termini l'avambraccio doveva essere in volo.
Aerre  |
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| Bellezze da spiaggia di mando commento di aerre |
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Salve Mando.
Un ritratto piacevole che bene sa esprimere, con imediateza e semplicità il legame affettivo, forte ed intenso tra la madre e la figlia e che si condensa in quell'abbraccio caldo e protettivo.
Molto bella l'espressività della piccola in bilico tra sorpresa e curiosità; peccato solo non avere un contatto più diretto con lo sguardo della madre, che in questo tipi di ritratti è fondamentale a determinare un maggiore o minore impatto.
E mi piace anche il generoso (forse un pò troppo) viraggio che sospende questo ritratto in una atmosfera un quasi ideale ed è anche utile a portare in secondo piano la figuratività dello sfondo poco sfuocato.
Non mi convince però la composizione.
O inquadri la figura intera o cerchi dei tagli significativi. Mi riferisco al taglio basso che elimina i piedi facendo venire meno la coerenza della posa.
Io farei, ...mi sono permesso di allegarti un esempio, un bel taglio quadrato, concentrato sui visi e su quell'abbraccio che è il vero nucleo emozionale del ritratto.
Forse il chiaroscuro meriterebbe (ma non sono davanti al mio monitor abituale) un filo di contrasto e di luminosità in più.
Aerre  |
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| Il guardiano di Tabo di Francy78 commento di aerre |
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Ottimo ritratto Francy; peccato solo non averlo più grande.
Mi è capitato, in altri luoghi, che i bambini si improvvisassero guide turistiche ed il giro improvvisamente ha sempre acquistato una freschezza ed una verità inattese.
Mi piace questo ritratto di semplicità ed essenzialità figurativa, complice lo sfondo che avvolge con la sua nera densità la figura del bambino isolandolo e sottolineandone la forte espressività.
Espressività intensa, ...vissuta, in qualche modo, ma ancora carica di infantile stupore che leggiamo nelle labbra dischiuse, ...nelle sopracciglia leggermente rialzate e nello sguardo fuori campo a rimandarci ad un nucleo di interesse lontano che incuriosisce e suggestiona.
Ma il particolare “in più”, ..qui, è la mano del ragazzino più grande.
Si rievoca nella gestualità di quel braccio che poggia sulle spalle dell’amico più piccolo, la figura intera: ricostruiamo inconsapevolmente quel gruppetto di ragazzini che ti stava intorno ed improvvisamente il ritratto smette di astrarsi e si rianima di quella chiassosa, probabilmente, atmosfera che ha accompagnato la tua visita in quei luoghi di incanto.
E credo che forse, ...senza volere, sia questa la ragione di un taglio in alto che si mantiene alto rispetto alla testa del bambino, ...quasi ad assecondare la maggiore altezza del ragazzino alle sue spalle, che non vediamo, ma che ormai è parte del ritratto.
Gran bella gestione dell’esposizione nella resa di una luce morbida che pare carezzare le forme e nell’equilibrio del punto di bianco della camicia perfettamente bilanciato.
Aerre  |
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| Sguardo dal Kenya di fater commento di aerre |
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Dà un sussulto emozionale questo scatto, lacera nel profondo e crea squarci dai bordi taglienti come quelle lamiere ritorte.
E’ uno scatto che condensa mille e più suggestioni nel contrasto forte e violento tra la figuratività di quel disarmante universo infantile e il degrado, ...l’abisso che lo circonda.
Perchè è prima di tutto il ritratto di un bambino splendido questo ritratto ed insieme l’amara consapevolezza di quanto e a volte e troppo spesso, gli uomini sappiano dimenticare: ci incanta quello sguardo brillante, nerissimo e curioso, che fa capolino da dietro le lamiere, ci commuove la gestualità delle piccole mani che paiono voler forzare i contorni di quelle lamiere e ...sgomenta l’evidenza del dolore che s’emana dallo scatto.
C’è infatti una sconcertante disillusione in quel viso, che brucia e fa davvero male, e la leggiamo nella pressione delle labbra sul dorso delle dita, quasi s’esprimesse in quella posa tutta la sospensione di un’attesa curiosa ma disincantata.
E lo scatto colpisce diritto e implacabile come un rasoio, con la sua inquadratura ampia che ha la forza di un grido smorzato.
In nucleo emozionale del ritratto, ossia quello struggente contrasto tra l’universo infantile e la disperazione di quella condizione umana, trova riscontro nel contrasto che non è solo materico ma anche e soprattutto dimensionale tra il piano bidimensionale delle lamiere ritorte ed il volto del piccolo.
Ecco perchè l’inquadratura si mantiene ampia. Sarebbe stato facile stringere e di parecchio sul volto riducendo la lamiera a ruolo di cornice.
Ma purtroppo, ...questa lamiera non è semplice “cornice” e giustamente l’inquadratura si fa ampia a restituire un salto dimensionale che fa minuscolo rispetto al campo del fotogramma il volto del piccolo. Si fa dimensione esistenziale questo piano di lamiera squarciata che più che incorniciare divide il nostro dallo spazio del piccolo, ...ce lo allontana, si fa concreta consapevolezza di una distanza che appare impossibile da recuperare.
E l’accento del ritratto si fa ancora più forte, come più forte la scossa che produce nelle nostre sensibilità, ...troppo spesso comode, ...troppo spesso sorde.
Aerre |
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| "" di Gino Quattrocchi commento di aerre |
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Si spinge in alto quell'aquilone rosso, ...si staglia sul cielo drammatico ed ha il sapore di un inno alla vita.
Una pennellata dinamica e incisiva che pare farsi metafora di una significato positivo, più "alto" ed ampio della vita come riaffermazione di sè, ...al di là ed al di "sopra" di tutto.
Già, ...si spinge in alto quell'aquilone rosso, e con esso volano alte infinite suggestioni e frammenti emotivi che a stento tratteniamo, legati a quel filo.
La drammaticità del cielo, col gioco denso e minaccioso delle nubi, che paiono spessa coltre tra noi e l'infinito, si fa dunque semplice quinta lontana e innocua.
Senza sovrastarci.
Al contrario la forte tensione dinamica che dal braccio della figura in primo piano, scivola come una saetta sino a quel punto di rosso agile e nervoso, crea uno sfondamento del piano d'immagine, complice la nitidezza del quadro d'insieme.
Ne deriva una spazialità che si fa presto teatro delle nostre suggestioni emotive, al pari di quelle del ragazzo in primo piano ..chissà forse anche lui rapito in questo "volo di sè" che si materializza nel guizzo dell'aquilone.
E' dunque, quella del nostro Gino, un'immagine carica di tensioni dialettiche figurate nel contrasto cromatico e di contenuto tra il volo leggero dell'aquilone e la coltre spessa di nubi; ma è anche un immagine di positività sincera e serena.
Una positività in qualche modo consapevole cioè dell'alterno gioco della vita, ...così come è: nella sua magia di uci ed ombre, di passato e presente, di ...giochi spensierati e nubi minacciose.
Con stima
Giuseppe  |
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| ... di Mauroq commento di aerre |
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....tu sei un genio.
E non aggiungo altro.
Aerre  |
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| Il silenzio di pietra di Francy78 commento di aerre |
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Mi ha colpito la miniatura di questo scatto e scopro con piacere che è quello di un'amica sensibile.
E si vede.
Ce ne è di silenzio in questo luogo, ...da sospendere il fiato in uno stupore denso di rispetto e sacralità.
Mi piace la morbidezza di questo controluce: le ombrosità dello spazio sono invase da una luce dolce che scivola sul marmo, e s'espande svelando, ....quasi con lentezza, i dettagli minuti, carezzando le superfici sino a scomparire in alto nel buio.
E' questa luce che sospende lo scatto e ci restituisce tutta la solenne compostezza di questi nudi blocchi di pietra che condensano e catturano tutto il silenzio e l' "infinità" del luogo.
La composizione è ampia e giustamente, perchè raccoglie la spazialità del luogo restituendola attraverso il "disegno" di un ordito semplice ed efficace: le due mastabe che si stagliano sul piano di luce che filtra dalla musharabia dello sfondo.
Bellissimo l'effetto di quella finestra e del suo prezioso grafismo avvolto di ombra.
Anche il taglio basso è intelligente. Perchè è ampio e consente ai due tumuli di marmo di isolarsi in uno spazio che trascende la fisicità e si relaziona esclusivamente con la luce.
Bello scatto.
Aerre  |
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| La stupore.....delle prime scoperte di Clara Ravaglia commento di aerre |
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.....Ci regali un momento di poesia, Clara.
Questa volta sfiorando corde ancora più intime e personali che ci riconducono ad un nucleo affettivo talmente forte che commuove e strappa un sorriso di struggente dolcezza.
Hai tracciato un arco che varca l’abisso che ci separa dal passato attingendo e respirando forte e a occhi chiusi emozioni come ossigeno, dal folto denso e gentile del tuo orizzonte emozionale.
L’hai varcato quell’orizzonte, lasciando che il flusso emozionale e narrativo scorra su di uno stesso piano., figurativo ed affettivo.
E commuove, commuove davvero questo duettare ...al di là del tempo con una persona cara e distante solo ...per un soffio del cuore.
Con stima
Giuseppe  |
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