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| anatomia arborea di cius commento di aerre |
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Si fa bambino il nostro Cius, ...e con il cuore invaso di stupore cattura, s'incanta e ci restituisce il gioco di questa tessitura materica e forte, che pare avere acceso una fiamma nel suo sguardo curioso.
Ha un sapore grafico e tettonico questo bianco nero bellissimo capace di rievocare attraverso questo frammento isolato dal suo contesto, mille e più universi immaginari.
Si fa paesaggio di prati e velluto di campi questa superficie che ha la densità di un magma che pare comprimersi all'interno del fotogramma.
Ed il buon Cius, ...questo lo sa.
Tanto da assecondare, ...e giustamente, la dinamica diagonale del fotogramma ed esaltare il movimento ondoso, flessuoso e a tratti tormentato e nervoso di queste geometrie che paiono aver rubato a qualche ninfa dei boschi lo splendore della chioma fluente.
E giustamente stringe l'inquadratura, che decontestualizza la superfice, la svuota e le conferisce nuova sostanza.
Il bianco nero è splendido, con il giusto contrasto che esalta le onde e le infinite vene di questa texture.
Pare che egli stesso si diverta su di un grumo di creta a tracciare questi solchi pieni d'umore e d'anima.
...Già perchè lo scatto è qualcosa in più di un semplice gioco di grafie astratte; ...si fa quasi espressione visibile e tangibile, attraverso questa resa materica e concreta della sostanza, di un modo personale di sentire lo scenario che circonda l'autore.
Trasuda forte lo scatto di un desiderio di avvicinare la materia sino quasi a possederla in un rapporto che si fa a tratti fisico e concreto.
Ed in questo ci pare di ritrovarlo bambino il nostro Cius, ..intento a giocare con il pongo ed un bastoncino di legno sopra una superficie morbida e malleabile che lo rappresenti ed esprima.
Aerre  |
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| mattia di hamham commento di aerre |
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....Giuseppe,
...disarma l'incanto del piccolo Mattia e produce un'emozione vera e sincera l'atmosfera che lo scatto ci restituisce.
Lo scatto si avvicina piano, ...nell'inquadratura stretta che ha il sapore di un respiro sospeso nel cuore in tumulto.
Paiono ..una carezza, quei tagli in alto e a destra che stringono soffici, ...e come una carezza sembrano voler raccogliere tra le mani e proteggere, isolando, lo splendore di quei lineamenti sereni, la delicatezza di quella posa raccolta in un abbraccio di sè che commuove.
Come commuove questo evidente "raccogliersi" da parte del nostro Giuseppe, questo "abbracciare" fisicamente e con il cuore il piccolo Mattia attraverso un'inquadratura angolata e capace di restituirci le minute sfumature di quei delicati lineamenti: le dita che poggiano sulla fronte, l'arco gentile degli occhi, la pressione soffice delle piccola labbra appena dischiuse sul braccio.
Una composizione splendida all'interno del campo verticale che ci restituisce tutto il senso di questo abbraccio: le braccia del piccolo Matteo assicurano una solida base al fotogramma, e anticipano con la loro progressiva inclinazione, la leggera dinamica dello svolgimento figurativo del ritratto secondo un movimento a ventaglio che si esaurisce, passando attraverso i lineamennti del volto, nell'angolo in alto a destra del fotogramma.
E la sentiamo forte allora questa carezza di commozione paterna, ...anche nella struttura della composizione, come più forte si fa il flusso emozionale che s'emana da questo scatto che ci pare sussurrato nonostante la tempesta del cuore che lo muove.
Un abbraccio.
Giuseppe. |
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| Pensierosa.... di martini stefano commento di aerre |
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Bellissimo questo controluce che infiamma di luce i capelli ed incornicia di un aura dorata il bellissimo volto della piccola.
Grande espressività questo ritratto dal forte accento evocativo, capace di catturare e restituirci con semplicità e naturalezza, uno di quei rari momenti di pausa tra un'esuberanza e l'altra: ...lo scatto pare sospendersi cioè, nella gestualità della mano che è capace, insieme allo sguardo fuori campo, di rievocare l'improvviso quanto personale viaggio della piccola in un mondo di chissà quanti piccoli e grandi pensieri.
Molto buono l'uso della profondità di campo che conferisce la giusta nitidezza ai capelli che incorniciano il viso e a quello sguardo luminoso e rapito, così come ottima, al di là della bruciatura della mano e di qualche ciocca, la resa del chiaroscuro di questo controluce, soprattutto nella morbidezza luminosa dell'incarnato.
Forse, ...forse, l'inquadratura avrebbe potuto essere un filo più bassa con un taglio un attimo più deciso in alto sui capelli e un pò di aria in più in basso a favore della mano che comunque è parte fondamentale dell'impaginato espressivo.
Aerre  |
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| Un nuovo giorno di Nebe commento di aerre |
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Pare di poterlo respirare dentro questo "nuovo giorno", ...che nell'assenza di ogni riferimento ambientale, ...nella estrema economia figurativa tutta concentrata sulla modella, ...ha il sapore di "nuovo giorno" dell'anima.
Mi piace la resa concreta, fisica, quasi ...corporale, di questa espressività che pur ci rimanda con il cuore a chissà quale emozione "nuova", che sentiamo vibrare forte.
E' uno scatto intimo cioè, personale, che nella gestualità del corpo rievoca lo scorrere quasi estatico di un flusso emotivo che ha l'effetto di una carezza forte ma silenziosa.
Peccato che l'eccessiva visibilità delo sfondo crei una qualche incrinatura di questa atmosfera dal forte accento introspettivo.
Probabilmente la modella è un pò troppo vicina allo sfondo del quale si scorgono elementi di disturbo sia in alto che in basso.
Aerre  |
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| Gianna di stecco333 commento di aerre |
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....bhè,
sicuramente quelle due lire sarebbero state ben spese per addolcire un pò le ombre.
Chissà forse anche un colpetto di flash, ....per quanto si rischiava di staccare troppo il soggetto dallo sfondo, o almeno di renderne l’illuminazione distante se non incoerente con lo scenario.
...Invece trovo, tutto sommato abbastanza armonico e coerente il modo in cui la luce investe lateralmente, ma senza violenza, il corpo della modella e l’illuminazione del contesto circostante. Ed è questo che integra la figura in un sodalizio figurativo con la fuga prospettica che si svolge alle sue spalle e che non ha il valore di sfondo fine a se stesso ma di palcoscenico fisico ma soprattutto emozionale.
Colpisce immediatamente, l’incredibile spessore tridimensionale dello scatto che è merito della resa della luce ma anche e soprattutto della composizione.
La scelta è quella di un campo quadrato. Scelta saggia perchè è la struttura centripeta stessa del quadrato che imbriglia l’ordito prospettico ed esalta la fuga centrale, rapida e serrata, di questi alberi il cui slancio verticale, grafico e geometrico, si fa sentire forte sopra la base uniforme e granulosa della terra.
Ne deriva uno sfondamento del piano dell’immagine che ci catapulta letteralmente all’interno dello scenario; d’un fiato, e quella stretta striscia di terreno (...diligentemente posta sul primo terzo dell’impaginato compositivo) si fa improvvisamente spazio disteso, palcoscenico reale e profondo che accoglie ed integra il corpo della modella.
Il taglio basso, anche in questo senso, è un piccolo capolavoro: sufficientemente alto (una spanna sotto il ginocchio) a portare la figura in primissimo piano (includere anche i piedi avrebbe improvvisamente portato ad uno schiacciamento dei piani) e generosamente basso, ...quasi a cercare il contatto con il terreno e rievocare la figura nella sua interezza.
L’illuminazione laterale poi, che è abbastanza decisa sull’incarnato, vale ancora ad accentuare questa profondità e a far si che la figura acquisti una solidità ed una matericità notevoli.
...Ma tutto questo non avrebbe il giusto respiro senza il cuore poetico di questo scatto estremamente fragile e delicato.
Si condensa tutto in quel gesto delle mani che indugiano nella treccia dei capelli, di una disarmante femminilità universale e spontanea, che ha un enorme potere evocativo nel sospendere il tempo dello scatto.
Sottolinea, questa gestualità, lo sguardo fuori campo e riflessivo di Gianna, colta nel giardino privato dei suoi pensieri.
E ci pare quasi che cammini, ...quasi scivolasse con un incedere impercettibile, lungo il terreno che scopriamo essere parte del tessuto emozionale della modella.
Sembra colta nell’istante prima che compia la definitiva torsione del busto, per scivolare lungo la prospettiva alle sue spalle.
Una riflessione ancora cioè, ...un fiato, la separa da quella fuga lontana; ..un pensiero, un ricordo di più la tengono ancora legata a quel limitare tra il nostro ed il suo spazio, ...e noi ci accorgiamo di non farne più parte.
Aerre  |
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| WOW! Sono fotografato da MaXu! di MaXu commento di aerre |
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Si,
taglio davvero perfetto che se da un lato isola e lascia che l'occhio sostenga da solo tutta la figuratività del ritratto dall'altro rende merito ad un'inquadrtura capace di rievocare un'intera espressività nell'economia di qualche dettaglio.
Splendido, ...ma splendido davvero, uso della profondità di campo.
Corta, cortissima come un fiato che pennella d'incredibile nitidezza quell'iride che ha la chiara e luminosa brillantezza dorata di una drusa di pirite e le trasparenze liquide di una superfice di lago.
Cromie vellutate ed incredibilmente vere nell'incarnato reso vibrante da quelle pennellate di ruggine dei capelli e del verde smeraldo dello sfondo che fa staccare e porta in evidenza il viso.
Complimenti
Aerre  |
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| Rotterdam Kubuswoningen ("case cubiche") a di Gino Quattrocchi commento di aerre |
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...Camminare per strada e trovarsi di fronte a questa successione di geometrie e volumi che paiono danzare in spregio a qualunque legge di gravità deve dare un sussulto a livello della percezione.
Come un "sussulto sensoriale" è quest'incredibile foto, Gino.
...Destabilizza la duplice valenza di architettura e geometria astratta: ...non capiamo se stiamo guardando un'immagine al caledoiscopio, un collage bidimensionale che ricrea la fortunosa immagine di una stella, o l'invaso di una piazza circondato da queste esuberanti architetture.
Bravo a cogliere quest'inquadratura della quale, sono convinto, sarebbe contento lo stesso architetto. Perchè pare cogliere l'essenza di questa architettura che si fa volume leggero, geometria che si libera dalle abitudini percettive e si reiventa le leggi di una nuova gravità.
Bellissima
Aerre  |
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| maria di aldo feroce commento di aerre |
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Uno spettacolo questo ritratto, ...per tecnica, ma soprattutto per la sensibilità e l’immediatezza con la quale ci viene restituita un’immagine di una umanità quotidiana, vera e concreta che nella forte espressività del soggetto ci strappa un sorriso di simpatia e tenerezza insieme.
Incredibilmente vero nella spontaneità del suo vestito a pois bianchi; nei capelli tenuti da una semplice forcina; nello sguardo che pare riaccendersi di un sussulto di curiosità divertita e bonaria, sopra l’ampio sorriso; nella pelle scavata che reca il racconto di una vita intera.
Uso intenso, bellissimo, della profondità di campo che isola di nitidezza lo sguardo con i lineamenti del viso e la linea che unisce il mento alla spalla, parallela al piano di fuoco.
Il resto sfuma, morbidamente, come le ciocche scomposte dei capelli o i contorni più lontani del vestito.
Mi piace la posa. L’anziana signora è colta lateralmente, così che si senta più forte il movimento di rotazione della testa lievemente inclinata; ...come se il soggetto si stesse girando proprio nel momento dello scatto, destato all’improvviso dai suoi intendimenti quotidiani e reagendo con quella disarmante risata che coinvolge e conferisce al ritratto una spiccata umanità.
Bianco nero indovinato nel restituirci tracce di bianco intenso nei capelli, così come i gradienti di grigio morbidi e corposi del vestito e le sottilissime sfumature dell’incarnato inciso e microcontrastato del volto.
Aerre  |
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| Oltre con Rosso 0002 di pascà commento di aerre |
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Affascinate anche questo studio.
Qui è forte la suggestione di un misterioso affiorare da una dimensione lontana e parallela alla nostra, ma che non ci appartiene, di ombre, figure indistinte che solo a tracce recano un qualche elemento di riconoscibilità.
Qui si scorgono i tratti di un profilo, qualche brano dei capelli, le ciglia, l'ombra del naso.
Non è e non vuole essere un semplice gioco di ombre, piuttosto il tentativo di far emergere dal folto di quella dimensione così lontana forme che a tratti assumo il sapore di metafora di emozioni che a stento e con difficolta riescono a tradursi in consapevolezza razionale.
Ecco perchè avvertiamo una materia spessa e fitta che pare addensarsi nello spazio tra noi ed quell' "oltre" che non riusciamo a percepire se non come una sorta di limbo fisico ma anche e soprattutto emozionale.
E' una telo quello al quale si appoggia la figura, vero?
Aerre  |
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| le perle.. di mary1973 commento di aerre |
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Un’immagine di glamour elegante che trasuda di una sensualità sussurrata, raffinata e di classe.
Quel che spesso fa la differenza, e lo scatto ne è una dimostrazione, è la particolarità dell’inquadratura che da sola ha la forza di trasformare la seduttività del ritratto, nel suggerire ed inevitabilmente condizionare il punto di vista dell’osservatore.
E realmente affascina di sensualità, questo guardare da dietro ed al di sopra della spalla della modella; è un “affacciarsi” che pare preludere ad un abbandono lungo le forme del corpo e l’occhio non può fare a meno di percorrere dal seno sino alla punta delle scarpe, il velluto di quell’incarnato.
Ma è la posa stessa che tinge di maliziosa ritrosia quest’atmosfera sensuale: il braccio stretto sotto il seno, le gambe inclinate da un lato e i piedi incrociati, suggeriscono, complice la gestualità della mano che lascia scivolare il filo di perle che aggancia la caviglia, ...il gioco malizioso e raffinato di chi cela ed offre insieme.
Insomma c’è tutta una matericità viva e concreta nella fisicità di quel corpo cui si contrappone uno studiato e intelligente gioco di personalità.
E questo ci piace.
La composizione sfrutta abilmente il senso di questa inquadratura nella gestione del campo verticale del fotogramma. L’occhio nel seguire il corpo della modella, parte dall’angolo in basso a destra del fotogramma seguendone prima una diagonale, poi all’altezza delle ginocchia il movimento si sposta lungo la diagonale opposta. Nel suo insieme cioè il corpo della modella assume un andamento flessuoso a zig-zag che recupera in alto l’asse centrale del fotogramma cui dobbiamo la tensione dinamica dello scatto.
Bel bianco nero, morbido, giustamente virato, con bei gradienti di grigio nei mezzi toni e neri profondi. Bene stacca il bianco della collana di perle sull’incarnato anche se io proverei ad aumentare un pò il valore delle alte luci (stringendo la gamma sulla destra), di pochissimo.
Non mi convince del tutto lo sfondo: quel angolo scuro in alto credo sia il classico pouff da salotto ...o simile. Ha una giacitura concorde al movimento diagonale delle gambe ma il suo tono di grigio scuro stacca poco rispetto le scarpe, creando una zona di tonalità scura nella parte alta del fotogramma che eviterei.
Bella la luce spot che concentra l’attenzione sulla mano e sull’elegante movimento delle dita che indugiano sul filo di perle.
Aerre  |
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| ANTO di blekwit commento di aerre |
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Salve Blackwit,
un ritratto di raffinata sensualità ed eleganza.
Mi piace molto l’inquadratura con i tagli laterali forte e decisi, che non sacrificano, ma paiono sottolineare ed avvicinarci al corpo della modella.
La posa è naturale, rilassata, elegante e combinata all’intensità di quello sguardo direttamente in camera, ha la forza di ricreare un’atmosfera di morbida seduttività, intima, non senza un accento di raffinata malizia.
Non mi convince la gestione della luce.
Come faceva osservare il buon Mauro le condizioni di forte controluce ti hanno portato a bruciare lo sfondo e “tirarti dietro” parte del braccio e del contorno della gamba che hanno perso di definizione fondendosi con il bianco dello sfondo.
Non conosco le condizioni di scatto ma volendo giocare con il controluce, io avrei un attimino reso la luce più diffusa, schermando la sorgente luminosa (finestra suppongo) con una tenda o un lenzuolo bianco e graduando la distanza della modella dalla sorgente stessa; guardo all’ombra portata sul parquet che mi sembra abbastanza dura..Tieni conto che maggiore o minore è la distanza del soggetto dalla fonte luminosa, maggiore o minore sarà l’impatto della luce in termini di durezza.
Se poi l’idea era quella di esaltare, come scrivi, la sagoma, sono perfettamente d’accordo vista la posa naturale e ben composta. A quel punto però dovevi andare a cercare una esposizione che non favorisse uniformemente tutti i dettagli dell’incarnato e delle zone in ombra, alla ricerca cioè di un effetto più in direzione della silhouette. Ma importante a quel punto è valutare oltre che la distanza, anche l’angolazione del soggetto rispetto alla sorgente luminosa: molto efficace è una posizione fortemente angolata che permette alla luce di scivolare lungo i contorni delle forme ma anche l’uso di eventuali pannelli per schiarire alcuni punti rimasti troppo in ombra.
Aerre  |
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| Cala Rossa di cleric commento di aerre |
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Molto belle queste cromie calde, mediterranee, di ocra rugginosi punteggiati di verde che si specchiano in basso screziando l'azzurro-verde della superficie del mare.
Un contesto pefertto che trova eco nei toni piacevolmente ambrati e dorati del corpo della modella reso vibrante da quesi due punti decisi di nero e bianco del costume.
Bella, molto bella, l'inquadratura che giustamente taglia appena sopra le ginocchia facendo salve le mani e dando slancio verticale alla figura della modella.
Non mi convince però la sua posizione. Dovrebbe infatti essere sbilanciata proprio dall'altro lato, ...sulla destra, per dare il necessario spazio di fronte lo sguardo.
Aerre  |
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| Pink di Val commento di aerre |
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Ciao Vale,
ben trovata.
....Non ho mai visto “The Wall” e ...non sono mai stato un fan sfegatato dei Pink Floyd (...ora lo so che non mi terrai più in considerazione, ..ma chiedo venia), quindi giudico la foto per quel che vedo, senza la suggestione di un background che spinge la lettura in questa o in quella direzione.
Sicuramente s’emana dallo scatto un fortissimo, intenso e consapevolmente disarmato spirito di alienazione tutto condensato nella solitudine muta del soggetto.
La scena è preparata con cura ed ha accenti dichiaratamente simbolici nel figurare il senso di questa solitudine muta attraverso l’immagine di un televisore spento o di un telefono al quale manca la cornetta.
Tutto di questo scatto pare rievocare un’atmosfera di non-comunicazione nell’isolare lo spazio esistenziale del soggetto nel cantuccio di un angolo stretto e assurdo, soffocato e soffocante: gli elementi della scena, e ...non per ragioni di set, sono tutti letteralmente ammassati in un angolo senza molte possibilità di respiro, circondato da un “muro” incombente che aliena e isola e che si fa metafora di una dimensione esistenziale di assoluto non senso ed isolamento.
Ma non c’è, ...non leggo disperazione tormentata.
Pare infatti esserci una consapevolezza determinata nella posa e nella gestualità del protagonista che pare non subire, ma essere il vero creatore-attore di questa condizione.
Sembra quasi rilassato, ...senza scarpe, ...scivolato sulla poltrona e la testa poggiata su di una mano in atteggiamento riflessivo. Il telecomando sulla destra.. Un luce rischiara e definisce il suo mondo.
Ma il televisore è appunto spento e restituisce una non-immagine, come il telefono senza cornetta rievoca una telefonata muta.
Ma allora lo sguardo del modello è in effetti un traguardare di là della superficie dello schermo nero. E’ un consapevole rifiuto dei più comuni strumenti di comunicazione di massa per potere risalire la scala di un universo personale colmo a volte di abissi senza fine, di paure, di paranoie e fughe senza ritorno.
Mi piace questo bianco nero leggermente virato. E’ morbido, non ci sono contrasti, come non c’è vera disperazione in quest’immagine composta con attenzione all’interno del campo quadrato.
La strutturazione della scena è stata infatti pensata per il campo quadrato che non pare una scelta a posteriori, ma fa parte del racconto di questo isolamento raccolto ed intimo.
E’ così che la linea ideale su cui poggiano la base del televisore, i piedi e la poltrona è perfettamente parallela al taglio in basso ed è controbilanciata dalla verticale della lampada che asseconda il margine destro del fotogramma. Margine questo che chiude la composizione in dialogo con l’angolo a sinistra del muro: lo spazio si raccoglie dunque e se ne definiscono i limiti, oltre i quali non si può andare.
Ben fatto Vale, ....spero che la mia lettura non sia completamente fuori dai tuoi intendimenti.
Un abbraccio
Aerre  |
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| L'aquila e il falconiere di gianjackal commento di aerre |
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Molto bello il momento colto e molto bello il controluce.
Perchè fa quello che pochi controluce fanno e cioè di non chiudere, come sarebbe facile fare, del tutto le ombre addensando i neri verso soluzioni di silhouettes spinte.
Qui invece sono leggibili molti dettagli della parte in ombra e lungo i contorni delle figure ed è un valore aggiunto anche in termini di spessore tridimensionale.
Molto bella la composizione che gioca con la robusta geometria del muro: da un lato la linea inclinata del paramento murario si fa spartiacque materico tra la superfice di cemento ed il cielo ampio stagliando le due figure ed isolandole nell'azzurro, dall'altro la forte inclinazione pare sottolineare ed assecondare in modo espressivo l' "atterraggio" dell'aquila.
Un'immagine minimale, di grande effetto.
Aerre  |
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| on the roof (ancora) di Nasht commento di aerre |
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Mi trovo perfettamente in linea con l'intuizione di G3GH3.
Costruzione attenta, intelligente e ironica questo bianco nero che sfrutta il rigore della prospettiva architettonica come scenario entro cui collocare la modella.
Scelta coraggiosa ...quella del nostro Nasht, che non soltanto porta la modella sullo sfondo, creando una spiazzante dissonanza dimensionale tra Paola (si chiama Paola vero ?) ed il primo piano, ma sbilancia fortemente la composizione facendo uscire per metà il suo corpo dal nostro campo visivo.
...Vero, soprattutto per un ritratto c’è un leggero squilibrio tra la spessa componente della “scenografia” architettonica e la modella; provare dei tagli in basso e a sinistra per ristabilire un maggior peso figurativo di quest’ultima farebbe perdere un pò del fascino di questa fuga prospettica che ci fionda percettivamente all’interno dello scatto, ma è pur vero che la modella, che è poi il nucleo figurativo dell’immagine, negli attuali rapporti dimensionali e prospettici, non ha l’impatto che potrebbe avere.
Forse si dovrebbe trovare una soluzione meno estrema ma si rischierebbe comunque di alterare la natura di uno scatto il cui fascino surreale nasce proprio dal rapporto tra questo scenario colto in forte prospettiva e l’ironico gioco della modella e del suo riflesso sul rivestimento del muro.
Un gioco questo, che permette di “ricostruire” attraverso il riflesso la figura intera della ragazza, ha la forza di operare una sorta di smaterializzazione del muro, (altro elemento di suggestione surreale)...quasi fosse trasparente. Si ha cioè l’impressione, complice la perfetta naturalezza della posa alla Peter Pan che ne viene fuori e lo stesso riflesso del muro d’attico, che il paramento in mattoni sia fatto di una sostanza traslucida che copre, ma non riesce a nascondere del tutto il corpo della modella e del muretto dietro di lei.
E’ proprio questo elemento di suggestione che credo confermi l’esigenza di una fuga prospettica molto lunga, vera, reale per costruire uno spazio che si fa invece scenario di un’illusione.
E allora ....forse quella battuta su Peter Pan ...non era forse soltanto una battuta.
Aerre  |
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| ritratto di linda.t commento di aerre |
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C’è un intero universo personale che si sospende nello sguardo fuori campo, nel baluginare dello sfondo, nella posa dell’anziana signora che ha il sapore di un abbraccio di sè.
Una vita, ...una vita intera si raccoglie, sospende ed emana da tanti particolari che insieme hanno la forza di un racconto: il vestito nero punteggiato di bianco, la pelle con le sue rughe profonde, i capelli bianchi raccolti, il ventaglio stretto nella mano, gli anelli come sempre ruotati da un lato (...almeno così li teneva mia nonna), il piccolo gentile orecchino.
Tanto forte è l’accento evocativo di questo ritratto che per un istante trascende la fisicità del soggetto e si fa inevitabilmente immagine ideale che tutti, in un modo o nell’altro celiamo nel cuore e negli occhi, tra i ricordi e gli affetti, presenti ...o lontani che siano, nel profondo della memoria del cuore.
Questo il fascino di un bianco nero che tocca, come raramente accade, corde profonde e sensibili e che commuove nell’immediatezza di un immagine di vita concreta come nella proiezione ideale di un ricordo o di un immagine comunque sempre viva.
Un bianco nero difficile nella gestione del forte controluce ma che non tradisce l’autrice, nella grande piacevolezza della resa finale: guardo al nero del vestito, alla densità dell’ombra della nuca ove è ancora possibile leggere distinti i capelli raccolti; ma guardo al delicato gioco della luce che scivola sul contorno del viso permettendogli di staccare nonostante la presenza di qualche elemento di disturbo sullo sfondo; guardo al dettaglio ricco di contrasto della pelle del viso e della mano.
La composizione è perfetta nell’inquadratura che si mantiene ampia ad includere tutti gli elementi di un ritratto che si fa racconto emozionale e che giustamente lascia margine e respiro proprio di fronte al viso.
Qui lo sfondo “brucia”, letteralmente, di una luce forte, che acceca, annulla e rende indefiniti i dettagli amplificando la suggestione struggente di quello sguardo che in realtà “traguarda”, e ..sembra spingersi in un limbo lontano, dove s’agitano e vibrano ricordi, affetti, emozioni intime e ...appunto, indefinite.
Aerre  |
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| Special eyes di Design commento di aerre |
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Salve Design, ben trovato.
Un ritratto di grande piacevolezza.
Due aspetti contribuiscono a ricreare la gradevolezza di questa atmosfera elegante e sensuale, non senza accenti di freschezza: il particolare punto di ripresa ed il coraggioso trattamento cromatico.
L’inquadratura dall’alto ed il suo angolo di ripresa valgono a definire il carattere di una seduttività tutta particolare. La modella però non è sovrastata dal nostro sguardo, ..anzi, quel suo guardare da sotto in su, con gli occhi ben piantati in camera, aggiungono al ritratto una consapevolezza della posa che accendono di malizia l’atmosfera di seduzione del ritratto, raffinata ed ironica nel lieve sorriso appena dischiuso.
La modella ci cerca con il suo sguardo, porta indietro la testa inclinando lievemente il volto e questo accentua la suggestione di chi guarda.
Coraggioso il trattamento di queste cromie che risultano acide e inondate di ciano e paiono a prima vista contraddire il calore di una atmosfera di sensualità dove il corpo della modella letteralmente occupa tutto l’impaginato figurativo.
Eppure proprio queste cromie riscattano questo ritratto dal “già visto”, conferendogli un accento di freschezza che controbilancia la sensualità della posa.
Tutto il fotogramma è intriso di un alterno gioco di rimandi cromatici: la densità azzurro/verde delle ombre dialoga con i riflessi azzurrati dei capelli e con il tono quasi immaterico ed inconsistente delle iridi; dall’altro lato, pennellate di rosa scuotono la tavolozza nello smalto delle unghia e nel rossetto delle labbra. Persino l’incarnato del viso, per la sua parte più illuminata, ha delle sfumature rosate che paiono voler partecipare a questa dialettica.
A questo proposito, la parte più illuminata del viso è quella che mi lascia più perplesso, staccando con il suo tono rosato in modo forse un pò troppo dissonante rispetto al tono dell’incarnato del resto del corpo.
Intrigante quella punta di riflesso nel piercing dell’ombelico.
Aerre  |
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| solitude di quentin commento di aerre |
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Non so sino a che punto possa definirsi proprio un ritratto , sicuramente però è spazio dell’anima quello che ci viene rappresentato da questo stupefacente bianco nero che nella sua serrata successione di piani d’ombra e luce pare cadenzare i ritmi stessi del flusso emozionale che s’emana dallo scatto.
Spazio dell’anima sospeso nel silenzio di una solitudine consapevole. Quella cioè, della figura, minuscola, sullo sfondo in controluce ed inquadrata da una spessa cornice d’ombra; quasi fosse uno scatto nello scatto.
E di una solitudine dell’anima ci parla quest’immagine, attraverso la figuratività di uno scenario crudo, nudo, degradato ed alienato.
Al centro dello scatto, centro figurativo ed emozionale, colto in una discrepanza dimensionale disarmante con il primo piano, la silhouette dell’uomo è il punto di fuga di questa prospettiva degradata, sulla quale s’addensa tutta la spazialità dello scenario circostante.
Non ci è dato modo di sapere se cammina verso di noi, se si allontana o se è semplicemente immobile, ...quel che importa è il suo essere centro verso cui pare implodere tutto l’impaginato figurativo.
Ci rendiamo allora conto di essere entrati in una dimensione privata, intima e pregna delle sue luci, delle sue ombre, dei suoi degradi dei suoi angoli oscuri, ma anche delle sue forti zone di luce.
Ma non c’è ottimismo, come non c’è pessimismo.
Questo è semplicemnete uno splendido bianco nero denso di consapevolezza, che si fa nella resa finale metafora di una condizione di vita che tutti ci isola ed accomuna.
E ce la abbiamo di fronte, nel suo alterno gioco di luce ed ombra.
Aerre  |
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| Autoritratto di blindlogic commento di aerre |
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Salve Blindlogic e benvenuto nel forum.
Un ritratto sicuramente interessante che colpisce per l’intensa espressività tutta condensata nella fissità dello sguardo.
Uno sguardo luminoso, screziato di luce e fisso sulla punta del mozzicone tra le dita.
Ma è un traguardare in effetti, quello di uno sguardo che ci racconta di un viaggio molto intimo, molto personale, che a tratti ha l’aspetto di un abbandono di sè ed in sè.
La posizione stessa della testa, con....il suo pesare come piombo sul piano tanto da farci sentire forte la pressione sulla carne, in corrispondenza dello zigomo in ombra e nella fronte corrugata, sembra tradurre fisicamente questo naufragio emozionale al quale forse non è del tutti estraneo quel mozzicone stretto tra le dita.
In questo senso apprezzo l’inquadratura stretta ad isolare gli elementi del nucleo narrativo del ritratto: gli occhi, lo sguardo fisso, la mano, il mozzicone.
Ma allora dice bene il buon Mauro che avverte l’esigenza di un filo di fumo, ...non perchè starebbe meglio, ma perchè si intuisce che questo fa parte del racconto.
Non mi disturba la mano in primo piano, vista nell’ottica di una sua funzionalità all’architettura narrativa del ritratto. Quel che la fa essere eccessivamente protagonista è invece una certa dissonanza chiaroscurale rispetto all’incarnato del viso, perchè maggiormente esposta alla fonte luminosa rispetto al viso.
Puoi provare a lavorarla selettivamente su di un livello separato per scendere un pò i mezzi toni e ridurre la distanza dai toni di grigio del viso. Senza togliere tridimensionalità all’immagine però.
Se io dovessi rifare lo scatto, continuerei a tenere la mano di fronte al viso, ...anche perchè senza quella mano la posizione della testa non ha più alcun senso. Solo eviterei la sovrapposizione delle dita con la punta del naso; quindi arretrerei leggermente la mano, lasciando che il taglio sia più a favore del dorso.
Il bianco nero è gradevole e piacevolmente contrastato, anche se i neri in alcuni punti, come l’orbita in ombra, si sono addensati un filo di troppo.
Aerre  |
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