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| Quando il cielo .... fa sognare di Clara Ravaglia commento di aerre |
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Uno scatto diverso da quelli proposti ultimamente, ....ma solo apparentemente.
E si, perchè qui non ci sono prospettive della tranquilla campagna romagnola, non ci sono orizzonti dell'interland ravennate o scorci di suggestivi strapiombi irlandesi.
Al contrario si astrae ogni connotazione di riconoscibilità dei luoghi e presto ci accorgiamo che quei colori, quelle sfumature screziate dal pallido rosa ambrato delle nuvole, quel gradiente grigio azzurro, appartengono ad un luogo ideale; "spazio" dell'anima più che dimensione oggettiva, fatto di luci, colori e contrasti dal sapore squisitamente intimista.
Ma già altrove si riconosceva il carattere così fortemente personale dei paesaggi, delle vedute della nostra Clara: il pensiero corre veloce a "la via di casa ...la sera" e alla maggior parte di quegli scatti, che appaiono scorci dell'anima, appunti di un viaggio vero e compiuto ma dal carattere introspettivo.
Un parlare di sé insomma, attraverso i luoghi della memoria e della quotidianità, che ci appartengono e aderiscono.
Qui però il passo è un pò più in là, in direzione di un processo che vuole astrarre le pastoie di una fisicità che a volte ci appare come limite.
Qui il pensiero è andato oltre, ...oltre un orizzonte che non compare più nemmeno dentro il fotogramma e tutto lo scatto ha il sapore di un volo dell'anima che cerca se stessa nella pienezza struggente di quei colori e quele screziature di luce.
E in tutto questo c'è spazio per una composizione garbata ed intelligente che non rinuncia ad un primo piano di decisa silhouette: da un lato impedisce allo scatto di appiattirsi nel gradiente bidimensionale del cielo, dall'altro sembra un casuale (forse) retaggio della quotidianità della nostra Clara che comunque .....non osa alzare del tutto i piedi da terra.
Con stima
Aerre  |
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| XXXXX di Gino Quattrocchi commento di aerre |
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Trovo di strordinario fascino questo scatto magnetico.
Intelligente nella costruzione, ...ipnotico nel risultato.
Bastano pochi gesti, anzi due, ...semplici, ...quasi istintivi, ...di "studiata" casualità a destabilizzare la nostra abitudine percettiva e reinterpretare di significato una situazione apparentemente banale.
Primo: il nostro Gino, ...che fa, cattura una pavimentazione che già di suo ha un forte carattere optical con la sua ricorrente geometria.
Ma lo fa dall'alto. Solo una leggera deformazione tra i due estremi superiore ed inferiore del fotogramma (quello non ribaltato) tradisce un accenno di prospettiva. Ma è poca cosa: l'intenzione è quella di restituirci questa pavimentazione nel suo carattere di texture ed è per questo che non c'è e non ci deve essere prospettiva. In più ogni riferimento contestuale è volutamente eliminato dallo scatto.
Azzeramento dei valori spaziali e decontestualizzazione quindi sono i primi strumenti.
Secondo: il nostro Gino, ...che fa il genialaccio, ...si inventa il ribaltamento a 180° del fotogramma e lo fa per portare alle estreme conseguenze questa logica dell'azzeramento dello spazio tridimensionale e fare emergere il valore della pavimentazione come piano (e non sfondo) bidimensionale a se.
Il ribaltamento opera infatti, nel destabilizzare l'abitudine percettiva, un ribaltamento cognitivo: se rimettiamo la foto a posto il nostro occhio ha facile strada nel riconoscere i giusti rapporti spazio dimensionali e dopo il primo momento di sbandamento il gioco finisce lì.
Qui invece non c'è verso di fare combaciare il rapporto sfondo e figura.
Perchè, ...perchè non c'è appunto "sfondo & figura", complice il gioco dei contrasti chiaroscurali che confonde (ancora un ribaltamento) le ombre con le persone, ed il risultato di questa dissonanza percettiva è una sorta di galleggiamento tra due piani: quello degli attori inconsapevoli di questa rappresentazione teatrale e quello della texture dei sanpietrini.
Ma non sono "primo piano" e "sfondo", sono semplicemente due piani distinti che si sovrappongono e restano disgiunti per spazialità e contenuto.
Ecco cosa possono fare pochissimi gesti, ....anzi due, ...solo che per descriverli ho fatto un poema.
Scusate.
Aerre  |
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| la mia metà del cielo di aerre commento di aerre |
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| soromax ha scritto: | ...chi veramente sa fotografare ti ha già commentato..io che sto imparando ti posso solo scrivere che la prendo come riferimento per futuri esperimenti di HK: complimentissimi scatto bellissimo!  |
Grazie Max,
sempre gentile.
Quello dell'HK è un mio cruccio. Tecnica amabile e difficilissima e ....la strada è ancora lunga. Anzi lunghissima (per me).
Grazie ancora.
Aerre  |
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| lavoro di aerre commento di aerre |
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....grande Gino,
la tua attenzione mi fa immenso piacere.
Già non ho cose nuove, .....fotografo poco e il 99% di quello che fotografo resta nell'hard disk senza nemmeno la dignità di un destino a stampa.
Vero è che sono in "fermo biologico": lavoro, casa, famiglia, altro lavoro, bimba.....
Ma consigli come i tuoi, ....professionalità e predisposizione al confronto come le tue, ...sono uno stimolo incredibile a fare di più.
Con stima
Aerre  |
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| Un nuovo piccolo amico di Squartapolli commento di aerre |
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......e che ci fa un macrofago con un gatto!!
Molto, molto bella Ste.
E non per il musetto, pur disarmante del cosino peloso.
Anche qui c'è attenzione nella composizione, così concorde al contenuto dello scatto: la chiave di volta, geniale, è adottare un taglio verticale che lasci nell'inquadratura l'immagine del bimbo in secondo piano. Sfocata ma non troppo, suggerita ma fondamentale alla costruzione del nucleo narrativo.
E c'è il margine persino per un attento controllo delle tessiture cromatiche con un rilassante rimando di cromie grigio rosate tra primo piano e sfondo.
Ora però, torna alla macro.
Aerre  |
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| untitled di Nasht commento di aerre |
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Non ho seguito, mio malgrado, l'evoluzione di questa serie.
Ho fatto un giro in gallery per vedere le altre "untitled" (spero che parli di questa serie, ...altrimento sono parole al vento le mie...)
Mi pare di capire che sia l'unica in silhouette.
Questo, se da un lato sembra creare una dissonanza con l'impostazione figurativa delle altre, dall'altro se si ragiona la serie anche da un punto di vista temporale e dei contenuti, fa rientrare lo scatto all'interno di un disegno coerente.
Lo scatto apre o chiude, a seconda di come lo vogliamo interpretare, la sequenza cronologica che istintivamente e per formazione culturale tendiamo a dare ad una "serie":
Pur nell'essenzialità del chiroscuro è facile per l'oservatore riconoscere la stessa tessitura di mattoni che compare in altri scatti, ...riconosciamo l'ingresso o l'uscita a quello spazio che è lo scenario del resto della serie.
Guardando singolarmente lo scatto poi, trovo che la scelta di dividere quasi a metà il fotogramma sia fondamentale proprio per individuare questo ingresso/uscita: se il taglio fosse stato più stretto, o peggio si fosse tagliata la parte bassa, la lettura sarebbe stata più difficile.
Bella la silhouette, non deve essere più esasperata: è importante in questi casi mantenere la leggibilità di alcuni dettagli.
La testa tagliata? Funzionale al precario momento del "cominciamo", o "abbiamo finito".
Aerre  |
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| il lago dei misteri di Topo Ridens commento di aerre |
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......eccolo il Topo di "maniera" che piace a me.
Scherzo.
Ben trovato, Topo.
E ben trovato con una piacevole composizione che colpisce subito per la delicatezza del trattamento cromatico, quasi un duotono che, complice la morbidezza del riflesso leggermente increspato dello specchio d'acqua, ha la lucida brillantezza di una placca di smalto cloisonnè.
Sapiente gestione, ...manco a dirlo, della composizione: il ramo in primo piano, gustoso segno di marcato grafismo scuro sul fondo chiaro del riflesso, crea profondità spaziale e prepara la successione prospettica che si spinge oltre il canneto, verso l'orizzonte con le sagome lontane delle imbarcazioni.
L'orizzonte è alto. Altissimo; definito da una nitida lama di luce bianca che rende ancora più indefinito e lontano il senso di dispersione visiva: sembra niente, ma se provassimo a nascondere quell'orizzonte (sul quale l'eco lontana dei monti pare galleggiare e svanire) d'improvviso la prospettiva si schiaccerebbe senza respiro.
Qui invece lo sguardo segue un percorso ideale che dal ramo, scivola lungo il canneto, quasi una traccia scura e graffiata sulla superficie dell'acqua, sino alla prima imabarcazione, e da lì lungo la sottile striscia bianca dell'orizzonte verso un bagliore fuori campo che ci incuriosisce ed affascina.
Aerre  |
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| la mia metà del cielo di aerre commento di aerre |
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| gred ha scritto: | Una bellissima espressione per un hikey molto delicato,però,secondo me,la parte bassa della foto,dal naso in giù, è troppo dominata dal bianco,forse tagliandola un pò,tipo due dita sotto l'orecchino potrebbe risultare più equilibrata,cpomunque complimenti perl 'ottima tecnica, sempre congiunta ad una grande sensibilità nei tuoi scatti
Daniela |
Daniela,
che piacere risentirti.
Non l'avevo mai considerata da questo punto di vista e ti confesso che mi rendo conto che non hai tutti i torti.
Non volevo perdere il gioco dei capelli che ricadono sulla spalla che mi aiutavano a strutturare il lato destro del fotogramma ....ma tutto quel bianco ...si in effetti crea una discrepanza tra i due estremi della foto.
Ci devo pensare al prossimo esperimento.
L'HK mi sta facendo impazzire. Tecnica difficile, piena di insidie.
Grazie Daniela per la tua lettura e la tua sensibilità
Aerre  |
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| buono....!!!! di finepix commento di aerre |
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E' sottoesposta.
E' composta male. Anzi malissimo.
Non è a fuoco.
Come still life fa proprio schifo.
Aerre  |
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| The Cliffs of Insanity (Moher) di Clara Ravaglia commento di aerre |
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Ottima composizione e cromie.
E giusto il taglio verticale che raccoglie il movimento dal bassso verso l'alto dell'impaginato figurativo.
Il "trucco" inconsapevole dell'occhio fotografico, ....sta nell'aver dato il giusto peso al policromo e cespuglioso primo piano. Il piccolo passo indietro serve a sostenere la prospettiva ...ma anche a salvare la nostra fotografa...
Battuttacce a parte, questo robusto primo piano prepara, con la sua solida teoria di verdi e ocra punteggiati di terre, la successione dei piani prospettici perchè offre da un lato gli strumenti di una istintiva valutazione dei rapporti dimensionali tra primo piano e sfondo e dall'altro crea il famoso effetto "davanzale" che spinge lo sguardo oltre.
Il suo margine inclinato però non brucia subito la prospettiva, ...nel senso che devia lo sguardo e introduce una certa temporalizzazione nella successione prospettica.
Quel lento movimento a zig-zag che l'occhio è costretto a seguire cioè, ha il sapore di un piccolo viaggio dai cespugli rigogliosi del primo piano all'arido tavoliere rocioso sullo sfondo, e oltre sino all'orizzonte.
Qui ci pensano le nuvole a seguire il viaggio e si fanno ...in qualche modo complici di questa ariosa composizione, sostenendo ancora il nostro sguardo sino all'angolo in alto a destra del fotogramma.
Aerre  |
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| Red Hot Chili Peppers di Nasht commento di aerre |
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..taaaaaaaaardissimo.
Ma complimenti. Veramente.
La posizione della firma è elegantissima: uno di quei pochi casi in cui sembra connaturata all'impaginato figurativo.
Per il resto già detto tutto gli altri.
Aerre  |
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| Torino, 25-04-07 (4) di Marco Petrino commento di aerre |
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Eh si,
il rapace colpo d'occhio del nostro Malko è sempre in agguato.
Gustosa composizione di rimandi e contrasti chiaroscurali, ironica e raffinata insieme.
Perchè il pur facile gioco del "riflesso dissonante" (...passatemi la definizione), è gestito all'interno di una composizione che tiene conto dei rapporti spaziali tra i due soggetti principali ed lo spazio circostante.
Le due figure si fronteggiano ai margini del cono prospettico così vigorosamente disegnato dalle basi dell'ordine gigante sulla sinistra e dalla successione delle panchine/fioriere sulla destra.
Ed è attento il nostro Malko a lasciare che proprio il margine esterno di queste ultime ribatta parallelo, per gioco prospettico, al lato destro del fotogramma forzando così la fuga verso l'angolo in alto a destra.
Gran bel bianco nero reso vibrante dai forti punti di bianco al limite ma non bruciati e dai neri estremamente leggibili.
Aerre  |
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| Prova flash di cenfa19 commento di aerre |
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......lo sapevo che mi piaceva.
La prima versione intendo e me ne convinco guardando quest'ultima postata.
Capisco il discorso sul profilo e l'assenza del dettaglio ma il "quid" vincente dello scatto è proprio questo.
Ma non tanto perchè era una scelta voluta (cosa già di suo determinante), ma perchè il confondersi del viso con lo sfondo bruciato è parte integrante ( e secondo me irrununciabile) di un idea che dava significato allo scatto.
La seconda versione postata con quel disegno più marcato (anche se lieve) del profilo ha ribaltato il valore percettivo dello scatto: se prima c'era una luce immanente capace di smaterializzare i contorni e fare suo, profondamente suo, il soggetto ...ora la modella è una cosa e lo sfondo un'altra.
Voglio dire ...è bastato niente ma nella seconda versione si ha l'impressione che la modella "sbatta" la faccia contro un muro bianco, più che annegare in una dimensione di luce totalizzante.
IMHO ...ovviamente.
Aerre  |
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| veil di bruko commento di aerre |
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....venissero tutte così le foto fatte in 10 minuti.
Uno splendido ritratto ...alla bruko.
Lo sfondo bianco è congeniale alla raffinata delicatezza del tuo portamento: questo è uno dei caratteri che più mi hanno affascinato dei tuoi autoritratti, a parte la loro valenza tecnica dalla quale imparare.
Ti conosci bene, e questo traspare dalle tue composizioni attente, istintive anche se studiate.
Qui la composizione dentro il taglio verticale, gioca ed esalta la curva del busto che scivola lungo il collo ed asseconda, senza soluzione di continuità, la leggera inclinazione del viso.
Su questa geometria accennata, i flessi in controtendenza del velo hanno il sapore di un graffio, di una lacerazione in negativo.
E traspare, come sempre, un profondo contenuto intimista; di un gioco ironico e malinconico insieme di emozioni troppo profonde per essere "svelate" del tutto.
Di particolari da clonare, ...non ne vedo; ... o non mi interessano.
Con stima profonda. Per questo e tanti altri lavori.
Aerre  |
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| gioco di specchi di squa commento di aerre |
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Molto, molto gradevole questo scatto.
C'è sempre un grande fascino in questi giochi di specchi ed il conseguente sfondamento della prospettiva.
Ma credo che qui tu sia riuscita a darne un'interpretazione particolarmente riuscita per la sua forte e gustosa valenza grafica e cromatica.
Convince infatti tutto il rimando geometrico delle tessiture verticali ed orizzontali che si alternano in questa finzione di piani prospettici in successione; ma convincono anche i garbati cromatismi affidati ad una semplice teoria di bianchi e terre resa vibrande dal gioco delle geometrie azzurre.
La tua figura al margine del cannocchiale prospettico, collocata tra il primo ed il secondo dei piani, arricchisce senza diventare protagonista, la composizione e stabilisce un curioso ed illusorio rapporto visivo tra fotografo ed osservatore.
Brava.
Aerre  |
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| La via di casa...la sera di Clara Ravaglia commento di aerre |
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........ho scoperto che alcune delle parole che ultimamente ricorrono nei miei commenti sono "verità", ..."sincerità", ..."semplicità".
Credo che il valore costante dei tuoi scatti sia proprio la "verità": come valore ideale, proprio di chi ce l'ha nell'animo e lo traduce nella tessitura figurativa e cromatica delle proprie visioni.
Verità e semplicità che nulla hanno a che fare con la banalità o peggio ancora con la mancanza di coraggio.
"La via di casa".
Lo scrivi nel titolo, ...ma non occorreva. "la via di casa" come alveo emozionale, ....quello lo si avverte. Lo percepiamo nella semplicità di questo scatto che si fa presto serenità. Voglia di affetti. Pienezza di vita.
Perchè quel cielo "anonimo", è il tuo cielo delle 20:00, 20:20, ...quell'albero, il traliccio, la casa lontana ...sono elementi della tua prospettiva di ritorno, ed hanno un sapore unico, irrununciabile; ...quello scorcio di asfalto tormentato ...è il tuo brano di asfalto, che risiede nel tessuto della tua memoria ed di là della linea del tuo orizzonte emozionale, e per questo splendido.
Insomma c'è "anima" dietro la tessitura delle cromie sbiadite, la quotidianità di una prospettiva senza nome, la normalità del fuoco prospettico.
Nondimeno ....c'è attenzione in questa composizione della memoria.
E ce lo dice quella striscia bianca che asseconda il margine destro del taglio verticale.
Forse proprio per questo, ....chissà se non era meglio che, spostandoti poco poco sulla destra, avessi lasciato che il ciglio giallo disegnasse la verticale del fotogramma.
....ma ...scusa, mi sono contraddetto: questa era ed è la tua strada di ritorno.
E di nessun altro.
Aerre  |
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| Sguardo....... di Geppi commento di aerre |
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Benvenuto.
Un ritratto di forte impatto e grande potenza espressiva.
Molto lo fa ovviamente il soggetto, ma anche la composizione attenta, semplice ma efficace, gioca un ruolo determinante.
Il taglio così stretto ed espressivo opera una forte sintesi figurativa, così che ci si lasci catturare da quello sguardo magnetico.
Trovo molto intelligente anche la scelta di non cedere ad una facile inquadratura e di lasciare il soggetto al di là di un primissimo piano che fa da "cornice" sfocata.
La composizione è asimmetrica, cornice compresa, e questo fa vibrare il ritratto di forte tensione dinamica e narrativa insieme.
L'idea stessa della cornice però acquista un sapore più narrativo che figurativo in senso stretto; ha più il sapore di un diaframma emozionale che ci separa dal soggetto, spostato su di un'altra dimensione.
Chissà una versione in b/n.
Aerre  |
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| Sono gocce di memoria... di Umba commento di aerre |
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Che sia "...Umbissima", non ci sono dubbi, ...per delicatezza ed eleganza della composizione.
Ma soprattutto per il suo dire (capita spesso nelle foto della nostra manu) parlando d'altro; per quelle piccole perle di memoria che sembrano imprigionare il riflesso di un ricordo lontano.
Solo una cosa: mi sembra che il bicchiere sia troppo protagonista nella sua matericità, per quanto trasparente.
Mi sarebbe piaciuto vedere solo acqua, luce e colore in questo scatto di spessore introspettivo.
Aerre  |
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