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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di il signor mario |
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PS forse una cosa sta sfuggendo: il soggetto delle foto non è il rituale della macellazione, il soggetto è l'animale, o meglio la sua morte, la morte di un essere vivente, il suo passare da animale, da "essere" ad oggetto, a cosa.
Questo passaggio questa deanimalizzazione, passatemi il neologismo, sono il soggetto di questo reportage, non volevo, e non voglio, rappresentare l'uomo, voglio rappresentare la morte. Non sono foto antropocentriche sono foto tanatocentriche. Ecco perché inquadrature strette, sangue che scorre... occhi pieni di terrore, di morte...
Concetto che non è sfuggito a Vittorio che difatti scrive: "È impressionante, più di quanto lo siano il sangue e le carni aperte, quello sguardo dapprima di terrore, che poi va velandosi fino a spegnersi del tutto. E bene hai fatto a titolare la serie sottolineando questo aspetto." |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di il signor mario |
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| filippo1978 ha scritto: | Ciao, premessa, le critiche che ti muovo spero siano di stimolo a fare di più, non fine a se stesse.
Spesso la storia,mlr immagin, sono nella nostra testa perché noi non vediamo le immagini ma ricordiamo tutto ciò che sta attorno allo scatto. Ma i fruitori delle immagini non sanno cosa sta attorno o come ci sei arrivato o le emozioni all'atto dello scatto. Quello che io vedo dalle immagini non corrisponde a ciò che hai raccontato all'inizi, questo e' il principale problema. Il tizio che shozza l'animale per me poteva pure essere un imam , vista la premessa.
Proprio da ciò che hai scritto nell'introduzione io mi aspettavo di vedere tutto il rituale che sta dietro, davanti, a lato al cibo (carne in particolare) halal. So che è difficile aver accesso a certe cose, ma proprio questo costituisce la cosa più bella e preziosa del reportage, la scusa che ci permette di essere turisti particolari. |
Filippo il rituale sta nel modo della macellazione, non ci sono benedizioni o che, ormai anche la macellazione halal segue ritmi industrializzati, i mattatori sono gli stessi; le tecniche, uccisione esclusa, sono le stesse; le differenza sono nel fatto che l'animale viene selezionato all'origine, deve essere perfetto senza ferite, lesioni ecc.; non viene stordito.
Io credo che se presento una fotografia di un uomo con un coltello in mano, coltello che sta terminando la corsa dopo aver provocato una profonda ferita nel collo dell'animale anch'esso inquadrato, si capisca che quello è un uomo che sta uccidendo quell'animale, che è il macellaio (il che non esclude che possa anche essere un iman) nel suo lavoro
La preparazione sta nella scuola che seguono, nell'impegno a ridurre al minimo le sofferenze dell'animale, sembra strano a dirsi ma fino a pochi anni fa la macellazione religiosa procurava meno sofferenze all'animale di quella laica, e nel rispettare le regole religiose connesse alla macellazione stessa.
Probabilmente quando si parla di macellazione religiosa ci si immagina qualcosa di arcaico e arcaicamente condotto, non è così ormai è industrializzata anche quella.
Non vedi le foto che ti aspetti semplicemente perché nei mattatoi legali non sono più in atto le pratiche che pensi avvengano, non ci sono più particolari rituali da seguire (quando parlavo di inaccessibilità mi riferivo alle scuole di macellazione) e la macellazione "artigianale" sia religiosa che non religiosa (e in quel caso tornano ad essere come anni fa quando quella religiosa era meno foriera di sofferenze) con tutto ciò che di "culturale" la circonda è severamente vietata in Italia. |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di filippo1978 |
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Ciao, premessa, le critiche che ti muovo spero siano di stimolo a fare di più, non fine a se stesse.
Spesso la storia,mlr immagin, sono nella nostra testa perché noi non vediamo le immagini ma ricordiamo tutto ciò che sta attorno allo scatto. Ma i fruitori delle immagini non sanno cosa sta attorno o come ci sei arrivato o le emozioni all'atto dello scatto. Quello che io vedo dalle immagini non corrisponde a ciò che hai raccontato all'inizi, questo e' il principale problema. Il tizio che shozza l'animale per me poteva pure essere un imam , vista la premessa.
Proprio da ciò che hai scritto nell'introduzione io mi aspettavo di vedere tutto il rituale che sta dietro, davanti, a lato al cibo (carne in particolare) halal. So che è difficile aver accesso a certe cose, ma proprio questo costituisce la cosa più bella e preziosa del reportage, la scusa che ci permette di essere turisti particolari. |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di Federico C |
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| La pratica che hai rappresentato e` oggetto di pesanti dibattiti. Non vedo il tuo concentrare l'attenzione sull'uccisione, sulle carni aperte, e sullo sguardo terrorizzato e cosciente dell'animale come un limite, ma come una precisa scelta narrativa. Sei stato molto bravo. |
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| ice cream di il signor mario commento di D90 |
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Bella l'espressione della turista, non so se divertita o sorpresa, incerta tra il cono (occhio che sta colando) la cartina (citazione zio mario) e la tua presenza.
Simpatica.  |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di Webmin |
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| nerofumo ha scritto: | Vengo da una civiltà contadina e poi qui in Calabria la macellazione del maiale va forse anche più in là del rito religioso, l'animale che si uccide è uno di famiglia, un parente insomma che si uccide con le lacrime agli occhi ed è per questo che ho sempre cercato di cogliere oltre alla morte in se anche il contorno di tutto il rito. A te questo aspetto manca, hai colto l'aspetto più orrido, la fredda esecuzione, i particolari anatomici, lo squarciarsi delle carni.
La morte negli occhi non è quella della bestia che muore ma quella che ti ha impietrito, forse non tutti lo hanno capito, sei tu che hai visto la morte e non hai fotografato altro, lo sguardo impietrito dal terrore era il tuo, la bestia non ha coscienza e la morte per lei rappresenta un altro aspetto della vita. |
... faccio mie queste parole per rilevare una certa impersonalità stilistica che non aiuta lo spettatore ad entrare nella dinamica della vicenda, che rimare asettica e legata ad un solo dettaglio.
Nel confezionare un reportage sono fondamentali la personalità compositiva, i tempi scenici e narrativi, senza i quali la realtà ritratta stenta a trasmette l'insieme di umori che la permeano.
Mario |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di il signor mario |
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| filippo1978 ha scritto: | | Il problema principale e' che non vedo nessun racconto, solo una sequenza di immagini con sangue e sgozzamenti. Veniamo a conoscenza che è una pratica di macellazione halal solo dalla tua descrizione a parole ma le foto non dicono nulla. Chi è ad esempio il signore che compare (sembra per sbaglio?) nella foto? Hanno fatto dei rituali prima? Dalle immagini che ci proponi non sappiamo nulla. Splatter anche perché l'animale nelle prime foto che ci fai vedere sembra ripreso di nascosto. |
Strano io ce lo vedo un racconto: il coltello che taglia la gola, la ferita, il sangue che esce insieme alla vita; l'ultimo muggito; la morte; l'inizio dello smembramento. È la sequenza esatta della macellazione di un manzo.
Il signore con il coltello in mano e che taglia la gola del manzo credo sia il macellaio, pensavo lo si capisse.
Come è possibile immaginare i rituali religiosi prima della macellazione sono privati, è già abbastanza difficile assistere alla macellazione.
Sì l'animale è ripreso di nascosto, ho fatto acrobazie per non farmi vedere da lui, non perché fosse proibito o pericoloso ma sin dai primi scatti ho capito che era talmente terrorizzato da aver paura anche della fotocamera, per non aggiungere altro terrore a quello che già aveva, e per rispetto nei suoi confronti, ho cercato in tutti i modi di farmi vedere il meno possibile da lui, ovviamente tutti gli operatori sapevano che ero presente. |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di filippo1978 |
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| Il problema principale e' che non vedo nessun racconto, solo una sequenza di immagini con sangue e sgozzamenti. Veniamo a conoscenza che è una pratica di macellazione halal solo dalla tua descrizione a parole ma le foto non dicono nulla. Chi è ad esempio il signore che compare (sembra per sbaglio?) nella foto? Hanno fatto dei rituali prima? Dalle immagini che ci proponi non sappiamo nulla. Splatter anche perché l'animale nelle prime foto che ci fai vedere sembra ripreso di nascosto. |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di Mister Solo |
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Un lavoro "forte" che, con o senza macchina fotografica, non sarei in grado di affrontare.
Lo scatto che mi ha impressionato di più è l'unico senza sangue ... il 71227.
Anche questo "macello" fa parte delle cose che preferiremmo non vedere pur sapendo che esistono.
Ciao  |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di il signor mario |
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@vittorio per arrivarci ho fatto un po' di lavoro di diplomazia con allevatori, che mi hanno introdotto, e accompagnato, nell'ambiente, in pratica il classico lavoro di preparazione de un reportage anche se in questo sono stato avvantaggiato da rapporti personali già stabiliti e forti.
Le percezioni? fortunatamente il primo giorno è stato dedicato alla macellazione legale, quella religiosa è avvenuta il giorno successivo, cosa mi ha colpito? la prima impressione è il contrasto tra il dentro e il fuori, fuori un mondo contadino con la terra gli escrementi, che non sono presenti dentro perché il terrore ha già fatto svuotare gli animali, dentro un mondo asettico, quasi ospedaliero, pieno di sangue, l'odore del sangue è fortissimo ti stordisce, i rumori le urla degli animali, i lamenti di bestie ferite agonizzanti, tra i sensi coinvolti, ci sono anche il gusto, l'odore del sangue è talmente forte da divenire sapore e il tatto, il sangue è dappertutto, sui vestiti, sulla fotocamera, sulla borsa, addirittura sul corpo.
Perché questo reportage? Perché ho sentito troppo considerare la bistecca, la carne un oggetto, un qualcosa che non è animale, quasi che nella nostra società si voglia esorcizzare il fatto che ci si nutre anche di animali, lo dico da carnivoro, occorre recuperare il rispetto, e qui nerofuno ha centrato esattamente il discorso, verso gli animali che uccidiamo, occorre capire che dell'animale lo scarto è eccessivo. é quello che io chiamo oggettivazione dell'animale. Come è nato? Ascoltando un bambino fare l'analisi grammaticale "Pollo? Nome comune di cosa, maschile, singolare..." Inizialmente tutto il reportage, composto da tre parti differenti: cuore di porco, la morte negli occhi e 121889 last journey avrebbe dovuto chiamarsi "Nome di cosa"
aggiungo una sequenza alle foto presentate, è la sequenza della macellazione, dell'atto dello sgozzare: |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di il signor mario |
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Vi ringrazio dei commenti, attenti e precisi.
@nerofumo: prima di questo reportage ero del tuo stesso parere sulla coscienza della morte, ma dopo aver visto il terrore negli occhi dei manzi, dei maiali e degli agnelli ho cambiato idea, hanno davvero la percezione della imminente morte, anche prima di entrare nella sala della macellazione, già nell'anticamera sanno verso cosa stanno andando, non a caso ci sono regole ferree, per diminuire e ritardare, perché eliminare è impossibile, questa percezione è impossibile. L'odore, i lamenti, le grida, i rumori sono percepibili sin dall'esterno e gli animali sanno benissimo cosa succede oltre quella porta.
Ho visto davvero il terrore nei loro occhi... |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di Sisto Perina |
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Mi unisco al commento di Vittorio sottolineando come sia estremamente difficile riuscire a documentare e raccontare attraverso queste crude immagini...
Una situazione ed un rito che richiedono un forte e deciso approccio sia da parte del fotografo (per le motivazioni ben elencate da Vittorio precedentemente) che del visitatore....
Quest'ultimo riesce a costruire mentalmente il reale aiutato dallo scorrere degli scatti; si sente e si vive la scena... la si immagina in tutti i suoi risvolti.
Le note introduttive sono utilissime per comprendere al meglio il documentario e l'aggancio al titolo...
La numero 2 è riassuntiva di tutto il racconto....occhi e coltello condividono la scena rendendola emblematica
ciaoo |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di nerofumo |
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Vengo da una civiltà contadina e poi qui in Calabria la macellazione del maiale va forse anche più in là del rito religioso, l'animale che si uccide è uno di famiglia, un parente insomma che si uccide con le lacrime agli occhi ed è per questo che ho sempre cercato di cogliere oltre alla morte in se anche il contorno di tutto il rito. A te questo aspetto manca, hai colto l'aspetto più orrido, la fredda esecuzione, i particolari anatomici, lo squarciarsi delle carni.
La morte negli occhi non è quella della bestia che muore ma quella che ti ha impietrito, forse non tutti lo hanno capito, sei tu che hai visto la morte e non hai fotografato altro, lo sguardo impietrito dal terrore era il tuo, la bestia non ha coscienza e la morte per lei rappresenta un altro aspetto della vita. |
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| La morte negli occhi (bis) di il signor mario commento di vittorione |
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Documento eccezionale di una pratica alla quale certo non si accede con facilità. Foto cruente e forti, come cruento è forte è l'atto che riprendono.
Ci vogliono stomaco e cuore ben fermi per esserci e per avere mano ben salda nell'adoperare al meglio la fotocamera, soprattutto immaginando quanti altri sensi devono essere coinvolti trovandosi in loco (l'olfatto, l'udito...) oltre a quello della vista che così efficacemente rimandi fino a noi.
È impressionante, più di quanto lo siano il sangue e le carni aperte, quello sguardo dapprima di terrore, che poi va velandosi fino a spegnersi del tutto. E bene hai fatto a titolare la serie sottolineando questo aspetto.
Sarei curioso di sapere qualcosa di più della situazione, di come hai potuto avvicinarti a questa pratica, delle tue impressioni sul posto.
Hai altri scatti che descrivano in maniera più ampia, meno incentrata sulle "vittime", quella stessa situazione?
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