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| Sai sin di Tropico commento di nerofumo |
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| Nell'insieme rende bene l'idea. Ti si potrebbe far notare si la ripetitività degli scatti, differiti solo in angolazione di ripresa della stessa scena, ti si potrebbe consigliare di acquistare una macchina fotografica seria per sostituire lo smartphone ma io preferisco consigliarti di usare meglio la fantasia che in questi frangenti fa la differenza. Le riprese d'insieme aiutano soprattutto a fronte di una onesta presentazione iniziale (su cui però tendo a trovare dei punti di condivisione con Roberto P.) ma poi dovresti scendere nel dettaglio, avvicinarti ai soggetti, prendere qualcosa di più intimo che sfugge alla maggior parte dei presenti. Comunque sia mi sa che nel prossimo anno passo dalle tue parti, quando arrivo ti faccio un fischio. |
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| Tramonto al Mottarone di lucapitta commento di nerofumo |
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| Inoltre credo che tutti quei riflessi nella corona solare siano dovuti ad un probabile filtro protettivo della lente di qualità scarsa. Colgo l'occasione per consigliare di scattare foto del genere senza alcun filtro montato davanti alle lenti. Ho detto credo ma nel tuo caso potrei sbagliarmi. Il consiglio tuttavia rimane. |
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| Entra adagio di jus commento di nerofumo |
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| Un fenomeno per me sconosciuto la nebbia. Non so quanto pagherei per una mezza giornata tra un nebbione da non vedersi i piedi. Con la nebbia anche il niente diventa interessante poiché oltre la nebbia c'è sempre qualcosa che si può intuire o che non si conoscerà mai. Buon lavoro. |
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| I Matti Sono Fuori di Stravedoo commento di nerofumo |
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Quando nel 1978 con la legge Basaglia vennero chiusi i manicomi, di fatto vennero aperte le loro porte e i pazienti dovettero trovare ricovero presso familiari o altre strutture palliative. Furono tanti i fotografi che già negli anni 80 affrontarono il tema della follia come fenomeno sociale, un onda di malati stava ritornando al mondo civile tra la gente sana. Molti manicomi aperti e abbandonati caddero nel degrado assoluto e tanti fotografi iniziarono a esplorarli, fu allora che capimmo che molti di quelli che avevamo ritenuto malati di mente erano in realtà degli infelici malati di solitudine.
I tuoi scatti introspettivi e di denuncia non fanno eccezione. |
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| L'ultima magara di Calabria di nerofumo commento di nerofumo |
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| AarnMunro ha scritto: |
Una sola cosa...è cosa vera o solo ad uso "turistico"? Ma poi, nella fruizione del racconto...chissenefrega!  |
La signora non si presta ad uso turistico, in via del tutto eccezionale si è prestata per me. Il suo non è un mestiere ma se ti serve un filtro d'amore fai un fischio. |
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| Tammorrianti di Antonio Mercadante commento di nerofumo |
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| Coniugare in questi casi spontaneità e pulizia d'immagine diventa difficilissimo, il grado di coinvolgimento ti rende più o meno vicino alle danze e più o meno distante dalla fotografia. Un equilibrio labile a volte messo in discussione dai fumi dell'alcol e dalle curve delle madame danzanti. Il vortice in cui si viene coinvolti lascia spazio solo a foto di pancia come in questo caso che si apprezzano per questo. |
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| Gnuri di nerofumo commento di nerofumo |
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| È un Cropani, l'ho tagliato così ma avrei potuto tagliarlo diversamente. Non c'è un motivo particolare, mi piaceva. |
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| Gnuri di nerofumo commento di nerofumo |
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Ero bambina e a mio padre venne in mente di mandarmi a scuola e darmi una cultura, lui, si spezzava la schiena nei campi dello “Gnuri” il signorotto del paese, padrone di tutte le terre che concedeva a mezzadria solo a chi se lo meritava decretando così chi doveva vivere e chi doveva morire di fame. Ma lo Gnuri non era solo il padrone delle terre in cui lavoravano i mezzadri, era pure colui che decideva molto altro nella nostra vita e fu così che mio padre per mandarmi a scuola gli dovette chiedere il permesso. Ero una femmina, non si era mai vista una femmina tra i banchi di scuola, il mio ruolo era segnato dalla nascita, lo Gnuri disse no, avrei dovuto accudire un marito, sfornare figli e benedire il Signore Iddio per questo e per nient’altro ancora. Per lo Gnuri era già tanto problematico avere a che fare con chi sapeva contare figuriamoci se avesse avuto tra i piedi qualcuno che sapeva leggere e scrivere, una femmina poi.
Mio padre tornò a casa quella mattina di ottobre col dolore nel cuore, mi disse che a scuola non potevo andarci e di togliermelo dalla testa. Mia madre però a sua insaputa iniziò a procurarmi dei libri, lei andava a servizio a casa di un avvocato e di tanto in tanto prendeva in prestito di nascosto qualche libro con grande rischio per sé e per la sua famiglia. Leggevo di notte tutto quello che mi portava, divoravo quei libri alla luce di una candela, c’era un patto segreto tra me e lei, nessuno lo doveva sapere. Ciononostante, un giorno venne a trovarci lo Gnuri e con fare sospettoso iniziò a farmi delle domande,qualcuno gli aveva riferito qualcosa, la candela accesa della mia stanza di notte aveva destato curiosità, mi sforzai moltissimo a sembrare una capra e a rispondere con quel linguaggio semplice e non forbito tipico dei contadini ignoranti, ricordo che fu lui quel giorno a sembrarmi un caprone, Lui con le sue bretelle e il suo cilindro, con la sua pancia e la sua arroganza altro non era che un pallone gonfiato, un uomo ricco e senza cultura che avrei potuto mettermi in tasca in qualunque momento. Anche mia madre fece la sua parte, gli offrì un bel bicchiere di rosolio e poi ancora un altro,se ne andò tranquillo e sicuro che nessuna insidia si nascondeva in quella casa.
Oggi lo Gnuri è morto ed io sono ancora qui. Ho avuto un marito e sette figli ma ho letto ancora molto da allora e quello che più mi piacque fare negli anni della mia età adulta fu insegnare a molti calabresi che l’ingiustizia perseguita gli ignoranti e che la verità è nella conoscenza. |
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| L'idealista di nerofumo commento di nerofumo |
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| Grazie a tutti per il passaggio. Per quanto riguarda me, spero di ammazzarne di più io con la macchina fotografica che un intero plotone di esecuzione. |
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| caffè1 di Franco 1968 commento di nerofumo |
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| Esaustivo il racconto, bello il caffè in versione inedita e sconosciuta, congruo il numero di foto. Mi piace meno la mescolanza di foto a colori con altre in bianco nero, una certa coerenza formale non me le fa apprezzare. Tuttavia il tuo lavoro non riesce a coinvolgermi tanto, esiste in fotografia un elemento conosciuto come "la giusta distanza" secondo cui per ogni soggetto ripreso devi essere abbastanza vicino o lontano a seconda di quello che vuoi dire. Con una distanza più ravvicinata entri nella scena, a contatto con la vera umanità di questo popolo, con i volti modellati dalla fatica, con le espressioni di gioia e di dolore, di felicità o soddisfazione ed è probabilmente questo che più mi manca ancor più del tuo incedere sul trattamento industriale della materia prima. |
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| Cassonetti fantastici e dove trovarli di Bruno1986 commento di nerofumo |
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| Mai visto un reportage sui cassonetti. Sarà per il soggetto povero e alquanto "vile" o perchè nessuno ci ha mai pensato un plauso all'idea te lo meriti tutto anche se vista la semplicità di reperimento dei soggetti avresti potuto arricchire il lavoro con qualche altro scatto. |
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